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Boooks...

 

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Esercizi di stile
Raymond Queneau
Testo originale a fronte, traduzione di Umberto Eco
Einaudi Tascabili, Einaudi, 9 €

Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche…
Un effetto comico travolgente, che già si è prestato a realizzazioni teatrali, ma al tempo stesso un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già è avvenuto, per fini didattici.

Studiato tempo fa per un esame universitario, riletto oggi l’ho ritrovato ancora più stimolante e creativo. Utilissimo per chi si cimenta per la prima volta con scritti letterari (soprattutto per l’utilizzo corretto dei verbi!), dovrebbe non solo essere adottato come testo universitario, ma anche come manuale didattico per le scuole superiori.
Purtroppo questo non avviene, forse perché considerato un libro ancora oggi troppo “d’avanguardia”, troppo distante come invettiva spicciola dei libri per liceali. Invece sarebbe proprio da questo testo che si dovrebbe partire per studiare la lingua italiana; anche se in origine nasce in lingua francese, la traduzione di Umberto Eco - quel poco di francese che mi ricordo mi è stato sorprendentemente (!) d’aiuto per cogliere alcune sfumature rimaste pressoché inalterate in traduzione - è ben calibrata e anche le licenze poetiche utilizzate da Eco non alterano il senso originario del testo, e dimostrano come il traduttore sia riuscito a capire e interpretare perfettamente il meccanismo utilizzato da Queneau per le sue 99 variazioni sul tema.
Anche se divertente, arguto e spassoso non va assolutamente preso alla leggera, il testo infatti richiede un minimo di concentrazione per essere compreso nel migliore dei modi.
Cominciate quindi, se volete solo divertirvi con intelligenza, da “Il diario intimo di Sally Mara”. Ma questo forse l’avevo già detto…

9/10

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Bel-Ami
Guy de Maupassant
Acquarelli, Giunti, 6.20 € [io l’ho trovato scontato a 2 €]

Bel-Ami: l’amico del cuore, si potrebbe tradurre, ma vorrebbe dire presentare il protagonista di questo fortunato romanzo di Maupassant, che vide le stampe a puntate nel 1885, in una luce morale che non gli spetta.
Più che un amico del cuore, cioè un confidente fidato e sollecito del bene di chi lo sceglie, è piuttosto un “amico dei cuori”, spiccatamente quelli femminili, perché, all’inizio senza nemmeno rendersene conto, ha il dono del piacere alle donne.
In una società in cui il denaro ha definitivamente imposto le sue regole e la conquista del successo mondano è diventata la forma sofisticata del gioco d’azzardo come non approfittare di una simile opportunità?

Arrivista, perfido, subdolo, senza scrupoli. Ci si potrebbe innamorare di un uomo così? Eppure quattro donne vicine a George Duroy - questo il suo nome - non gli resistono e fanno per lui follie, stregate dal suo fascino tenebroso.
In realtà George è un poveraccio senza arte né parte, che per la propria arrampicata sociale si appoggia solo ed esclusivamente al proprio corpo. Non possiede nessuna particolare capacità intellettiva, mediocre come militare lo resta anche nella carriera come giornalista, grazie alla quale riuscirà a farsi un nome solo per via delle sue conoscenze scelte, ovviamente, all’occorrenza.
Anche le quattro donne che lo affiancheranno fino alla sua ascesa definitiva, sono state letteralmente accalappiate in base a futuri meriti e opportunità che George può da loro acquisire. Una volta resesi conto della truffa (perché è di questo che si tratta!) in cui sono cadute, nessuna, e dico, nessuna cercherà di ricavare dalla meschina avventura sessuale un insegnamento, un monito per il futuro.
Certo che a volte noi donne…

Interessante per l’analisi psicologica, mi rendo conto purtroppo che la traduzione da me letta è alquanto “facilona”, soprattutto per la punteggiatura e la resa di certe frasi che, presumo, nella versione originale saranno state molto più complesse e raffinate.
Comunque non temete, lo stock di libri della Giunti, acquistati perché scontati a 2 €, con “Bel-Ami” è terminato.
Resta comunque invariata l’ottima impressione sulla narrativa di Maupassant, scrittore a cui mi avvicino per la prima volta: il modo così freddo e a volte ironico, con cui narra le disgraziate avventure di Duroy e i suoi più intimi pensieri, rende ancora più misera la vita del protagonista, destinato a rimanere spiritualmente solo nonostante la ricchezza di cui riesce a circondarsi.
E quando il suo arrivismo lo porta addirittura a inventarsi un altisonante nome che rispecchi meglio il suo nuovo ruolo sociale, nega alla fine sé stesso per diventare un uomo finto creato su misura, senza felicità.

7½/10

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Arancia meccanica
Anthony Burgess
Tascabili Einaudi, Einaudi, 10 €

Arancia meccanica è la storia di Alex, teppista sempre pronto a usare il coltello, capo di una banda di “duri” con i quali ripete ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, il gioco della violenza.

Al pari delle invenzioni letterarie di Raymond Queneau c’è (secondo me) “Arancia meccanica” che, pubblicato per la prima volta nel 1962, ha portato in scena un inglese “russificato” e contaminato dal linguaggio adolescenziale del periodo: Alex e compagni utilizzano il nasdat, slang appositamente inventato da Burgess che ebbe l’ispirazione da un suo imminente viaggio a San Pietroburgo; non a caso i nomi dei personaggi sono comunemente diffusi in Russia (Alex, Georgie, Pete e Dim - diminutivo di Dimitri).
Dopo un iniziale e plausibile rimbambimento, l’arzigogolata prosa è comunque comprensibile, e scatena una sostanziosa comicità, che è in assoluto il pezzo forte del libro. Le violente avventure di Alex e dei suoi adepti tuttavia restano a volte poco digeribili, soprattutto per quell’atmosfera ludica che Alex sa creare con il suo bizzarro metodo di narrazione.
La storia di Alex non è però tutta qui, perché attraverso le sue esperienze vi si trova un avvertimento contro l’indifferenza e l’eccessiva fiducia nello Stato. Alex infatti finirà - come ormai tutti sanno - cavia di un esperimento sociale, che ha lo scopo di annullare completamente il libero arbitrio e di far compiere all’uomo solo azioni socialmente accettabili. Proprio come una macchina automaticamente impostata su di un binario prestabilito (l’arancia meccanica del titolo).
Burgess quindi preferisce un mondo in cui la violenza è commessa come atto volontario, e non un mondo in cui vi è un condizionamento all’inoffensività, di conseguenza l’operato dello Stato su Alex è da condannare automaticamente; il ragazzo infatti non sarà più in grado di scegliere tra il bene e il male, anche se il finale capovolge la situazione a favore del monito di Burgess e in un capitolo aggiuntivo (n. 7, parte terza - non presente però in tutte le edizioni) vediamo addirittura il perfido Alex pensare alla famiglia.
A mio parere tra il libero arbitrio e la presenza costante dello Stato, non trovo la migliore. Sicuramente una via di mezzo: con la prima si rischierebbe l’anarchia, e con la seconda una condizione troppo repressiva per l’uomo.

9/10

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La città della gioia
Dominique Lapierre
Oscar bestsellers, Mondandori, 8.80 €

Come può chiamarsi “città della gioia” uno dei quartieri più poveri della periferia di Calcutta, dove migliaia di uomini, di donne, di bambini sopravvivono con poche rupie al giorno, cibandosi a volte persino dei rifiuti, dormendo in tuguri di un metro per due, senza luce, né acqua, né fognature? Eppure proprio qui, nella sporcizia e nel fango, dove nessun uomo vorrebbe abitare, i protagonisti di questa storia straordinaria sull’India che soffre scoprono l’eroismo, l’amore e la solidarietà che spesso mancano nelle ricche metropoli del nostro Occidente.

Contrariamente a quanto faccio di solito, cioè scrivere la recenZione appena terminato il libro/film, per questo romanzo ho lasciato che venisse risucchiato nell’oblio della memoria a breve. Finito di leggere a febbraio (!!), l’ho letteralmente dimenticato sulla libreria.
Quindi, il commento che seguirà sarà solamente un vago riassunto delle impressioni avute al termine della lettura.

Dunque.
Mh.
Sì. Straziante, tendente alla lacrima facile, cerca di tenere nascoste le identità dei personaggi realmente esistiti, salvo poi spiattellarne nome e cognome veri in una postilla aggiuntiva.
Il resto è tutto nella trama qui sopra. Ed è proprio scritto così: con enfasi drammatica e da telenovela.

6/10

Pubblicato il 15/6/2007 alle 12.39 nella rubrica Libri.

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