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IsabelleTostin
Senza gatti... non c'è paradiso
15 giugno 2007
Boooks...
 

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Esercizi di stile
Raymond Queneau
Testo originale a fronte, traduzione di Umberto Eco
Einaudi Tascabili, Einaudi, 9 €

Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche…
Un effetto comico travolgente, che già si è prestato a realizzazioni teatrali, ma al tempo stesso un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già è avvenuto, per fini didattici.

Studiato tempo fa per un esame universitario, riletto oggi l’ho ritrovato ancora più stimolante e creativo. Utilissimo per chi si cimenta per la prima volta con scritti letterari (soprattutto per l’utilizzo corretto dei verbi!), dovrebbe non solo essere adottato come testo universitario, ma anche come manuale didattico per le scuole superiori.
Purtroppo questo non avviene, forse perché considerato un libro ancora oggi troppo “d’avanguardia”, troppo distante come invettiva spicciola dei libri per liceali. Invece sarebbe proprio da questo testo che si dovrebbe partire per studiare la lingua italiana; anche se in origine nasce in lingua francese, la traduzione di Umberto Eco - quel poco di francese che mi ricordo mi è stato sorprendentemente (!) d’aiuto per cogliere alcune sfumature rimaste pressoché inalterate in traduzione - è ben calibrata e anche le licenze poetiche utilizzate da Eco non alterano il senso originario del testo, e dimostrano come il traduttore sia riuscito a capire e interpretare perfettamente il meccanismo utilizzato da Queneau per le sue 99 variazioni sul tema.
Anche se divertente, arguto e spassoso non va assolutamente preso alla leggera, il testo infatti richiede un minimo di concentrazione per essere compreso nel migliore dei modi.
Cominciate quindi, se volete solo divertirvi con intelligenza, da “Il diario intimo di Sally Mara”. Ma questo forse l’avevo già detto…

9/10

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Bel-Ami
Guy de Maupassant
Acquarelli, Giunti, 6.20 € [io l’ho trovato scontato a 2 €]

Bel-Ami: l’amico del cuore, si potrebbe tradurre, ma vorrebbe dire presentare il protagonista di questo fortunato romanzo di Maupassant, che vide le stampe a puntate nel 1885, in una luce morale che non gli spetta.
Più che un amico del cuore, cioè un confidente fidato e sollecito del bene di chi lo sceglie, è piuttosto un “amico dei cuori”, spiccatamente quelli femminili, perché, all’inizio senza nemmeno rendersene conto, ha il dono del piacere alle donne.
In una società in cui il denaro ha definitivamente imposto le sue regole e la conquista del successo mondano è diventata la forma sofisticata del gioco d’azzardo come non approfittare di una simile opportunità?

Arrivista, perfido, subdolo, senza scrupoli. Ci si potrebbe innamorare di un uomo così? Eppure quattro donne vicine a George Duroy - questo il suo nome - non gli resistono e fanno per lui follie, stregate dal suo fascino tenebroso.
In realtà George è un poveraccio senza arte né parte, che per la propria arrampicata sociale si appoggia solo ed esclusivamente al proprio corpo. Non possiede nessuna particolare capacità intellettiva, mediocre come militare lo resta anche nella carriera come giornalista, grazie alla quale riuscirà a farsi un nome solo per via delle sue conoscenze scelte, ovviamente, all’occorrenza.
Anche le quattro donne che lo affiancheranno fino alla sua ascesa definitiva, sono state letteralmente accalappiate in base a futuri meriti e opportunità che George può da loro acquisire. Una volta resesi conto della truffa (perché è di questo che si tratta!) in cui sono cadute, nessuna, e dico, nessuna cercherà di ricavare dalla meschina avventura sessuale un insegnamento, un monito per il futuro.
Certo che a volte noi donne…

Interessante per l’analisi psicologica, mi rendo conto purtroppo che la traduzione da me letta è alquanto “facilona”, soprattutto per la punteggiatura e la resa di certe frasi che, presumo, nella versione originale saranno state molto più complesse e raffinate.
Comunque non temete, lo stock di libri della Giunti, acquistati perché scontati a 2 €, con “Bel-Ami” è terminato.
Resta comunque invariata l’ottima impressione sulla narrativa di Maupassant, scrittore a cui mi avvicino per la prima volta: il modo così freddo e a volte ironico, con cui narra le disgraziate avventure di Duroy e i suoi più intimi pensieri, rende ancora più misera la vita del protagonista, destinato a rimanere spiritualmente solo nonostante la ricchezza di cui riesce a circondarsi.
E quando il suo arrivismo lo porta addirittura a inventarsi un altisonante nome che rispecchi meglio il suo nuovo ruolo sociale, nega alla fine sé stesso per diventare un uomo finto creato su misura, senza felicità.

7½/10

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Arancia meccanica
Anthony Burgess
Tascabili Einaudi, Einaudi, 10 €

Arancia meccanica è la storia di Alex, teppista sempre pronto a usare il coltello, capo di una banda di “duri” con i quali ripete ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, il gioco della violenza.

Al pari delle invenzioni letterarie di Raymond Queneau c’è (secondo me) “Arancia meccanica” che, pubblicato per la prima volta nel 1962, ha portato in scena un inglese “russificato” e contaminato dal linguaggio adolescenziale del periodo: Alex e compagni utilizzano il nasdat, slang appositamente inventato da Burgess che ebbe l’ispirazione da un suo imminente viaggio a San Pietroburgo; non a caso i nomi dei personaggi sono comunemente diffusi in Russia (Alex, Georgie, Pete e Dim - diminutivo di Dimitri).
Dopo un iniziale e plausibile rimbambimento, l’arzigogolata prosa è comunque comprensibile, e scatena una sostanziosa comicità, che è in assoluto il pezzo forte del libro. Le violente avventure di Alex e dei suoi adepti tuttavia restano a volte poco digeribili, soprattutto per quell’atmosfera ludica che Alex sa creare con il suo bizzarro metodo di narrazione.
La storia di Alex non è però tutta qui, perché attraverso le sue esperienze vi si trova un avvertimento contro l’indifferenza e l’eccessiva fiducia nello Stato. Alex infatti finirà - come ormai tutti sanno - cavia di un esperimento sociale, che ha lo scopo di annullare completamente il libero arbitrio e di far compiere all’uomo solo azioni socialmente accettabili. Proprio come una macchina automaticamente impostata su di un binario prestabilito (l’arancia meccanica del titolo).
Burgess quindi preferisce un mondo in cui la violenza è commessa come atto volontario, e non un mondo in cui vi è un condizionamento all’inoffensività, di conseguenza l’operato dello Stato su Alex è da condannare automaticamente; il ragazzo infatti non sarà più in grado di scegliere tra il bene e il male, anche se il finale capovolge la situazione a favore del monito di Burgess e in un capitolo aggiuntivo (n. 7, parte terza - non presente però in tutte le edizioni) vediamo addirittura il perfido Alex pensare alla famiglia.
A mio parere tra il libero arbitrio e la presenza costante dello Stato, non trovo la migliore. Sicuramente una via di mezzo: con la prima si rischierebbe l’anarchia, e con la seconda una condizione troppo repressiva per l’uomo.

9/10

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La città della gioia
Dominique Lapierre
Oscar bestsellers, Mondandori, 8.80 €

Come può chiamarsi “città della gioia” uno dei quartieri più poveri della periferia di Calcutta, dove migliaia di uomini, di donne, di bambini sopravvivono con poche rupie al giorno, cibandosi a volte persino dei rifiuti, dormendo in tuguri di un metro per due, senza luce, né acqua, né fognature? Eppure proprio qui, nella sporcizia e nel fango, dove nessun uomo vorrebbe abitare, i protagonisti di questa storia straordinaria sull’India che soffre scoprono l’eroismo, l’amore e la solidarietà che spesso mancano nelle ricche metropoli del nostro Occidente.

Contrariamente a quanto faccio di solito, cioè scrivere la recenZione appena terminato il libro/film, per questo romanzo ho lasciato che venisse risucchiato nell’oblio della memoria a breve. Finito di leggere a febbraio (!!), l’ho letteralmente dimenticato sulla libreria.
Quindi, il commento che seguirà sarà solamente un vago riassunto delle impressioni avute al termine della lettura.

Dunque.
Mh.
Sì. Straziante, tendente alla lacrima facile, cerca di tenere nascoste le identità dei personaggi realmente esistiti, salvo poi spiattellarne nome e cognome veri in una postilla aggiuntiva.
Il resto è tutto nella trama qui sopra. Ed è proprio scritto così: con enfasi drammatica e da telenovela.

6/10




permalink | inviato da IsabelleTostin il 15/6/2007 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
letteratura
28 maggio 2007
Film e libro a confronto: "L'estate del mio primo bacio" di Carlo Virzì e "Adelmo, torna da me" di Teresa Ciabatti

img513/5859/virsin0.jpg  L'estate del mio primo bacio - screenshot

 

Estate 1994. Camilla, in vacanza sull’Argentario con la madre depressa e mitomane, la nonna, i due inservienti filippini e la tata storpia, passa le giornate ricercando il vero amore che suggellerà il suo passaggio all’età adulta in quell’estate di metà anni ’90.
Attraverso una narrazione frammentata in brevissimi capitoli, seguiamo non solo le avventure pseudo-sentimentali della protagonista con l’Adelmo del titolo, ma anche quelle dei numerosi personaggi secondari: l’amichetta di Camilla che a causa del rapporto conflittuale con i genitori tenta, nell’arco di 222 pagine, il suicido quattro volte; le sfighe sentimentali di Claudia, l’impiegata dell’autoscuola di paese; la ricerca del proprietario della suddetta autoscuola di venti milioni di lire per allestire la consueta gara natante di fine estate; il papà di Camilla e le litigate con la nuova compagna; il mostro del villaggio in preda a impulsi sessuali repressi; ecc.
In poco più di 200 pagine - tra l’altro scritte a passo 45 - con una rosa di personaggi e intrecci così vasti, si nota da subito che non c’è lo spazio narrativo necessario per narrare sufficientemente tutto. Diversi episodi vengono così dimenticati anche se alla fine della lettura quello che rimane è l’idea di un romanzetto scorrevole, a volte surreale, e poco impegnativo con cui passare qualche ora di ozio domenicale [iniziato alle ore 11:00 di domenica mattina, nel primo pomeriggio, dopo debite pause, l’avevo già finito - e non è perché leggo i libri come Super Vicky!]; strappa qualche risata e offre un paio di perle di saggezza poetica, poi però lo si infila nel dimenticatoio.
Utilissimo come lettura da spiaggia.

Carlo Virzì dal canto suo non ha né migliorato né peggiorato il romanzo originale. L’ha reso in celluloide tale e quale: stessi dialoghi, stessi episodi, stessa aria fritta.
Ha solo anteposto l’anno di svolgimento, dal 1994 al 1987.
Potremo così rivedere le cartelle della Naj Oleari, le Girelle che ormai se le filano in pochi, le canzoni della Rettore, i poster dei Duran Duran, le Superga di tela e le mollettine colorate (per noi femminucce, ovviamente). Beh, io nel 1987 avevo sì e no 6 anni, però ricordo che  un paio d’anni dopo, quando andavo in terza elementare, avevo rotto talmente tanto i coglioni ai miei genitori con la cartella rigida sopraccitata che alla fine… non me l’hanno mai comprata. E mi son dovuta tenere quella rosa di Barbie.
Ma sto divagando.
Al contrario del libro, dove la storia raccontata tendeva comunque ad avere, come già detto, una punta di surreale e in cui i suicidi della amica di Camilla, ad esempio, vengono analizzati in maniera ironica e sopra le righe, nel film questi stessi argomenti [suicidio, depressione, crisi coniugale, crisi dell’età adolescenziale, ecc.] vengono presi troppo sul serio e sfociano in un miscuglio di retorica davvero fuori luogo.
Si vede addirittura, dopo un po’ di divertimento e nostalgici ricordi, l’inserimento dell’anoressia e del conflitto sociale tra arricchiti e poveri (!).
No, direi che alla fine il Virzì ha fatto uno scivolone mica da niente. 
Il film è preferibile comunque a “Notte prima degli esami”, anche per la ricostruzione storica e l’atmosfera che ne risulta.
Utilissimo da vedere se non c’avete nulla da fare.

 

film: 6/10

 

libro: 6/10

 

“Adelmo, torna da me”
Teresa Ciabatti
Einaudi Stile Libero, Einaudi, 10 €

“L’estate del mio primo bacio” di Carlo Virzì (2005)




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letteratura
16 maggio 2007
"Rovine" di Scott Smith

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Immagina il Messico. Una vacanza da sogno, tra mare, sabbia, tequila e tramonti da cartolina. Immagina un'avventura tra amici, sulle tracce di un giovane scomparso nel nulla. La fatica, il caldo, gli insetti, la foresta sempre più impenetrabile. Immagina di avere, a un tratto, paura. Perché qualcuno ti osserva, ti segue. E inesorabile ti spinge verso l'abisso. Immagina di essere in trappola. Allora sarai un animale che lotta per la salvezza. Contro tutti, senza regole, senza certezze, senza pietà. Scott Smith torna con un thriller psicologico intricato e crudele: un viaggio solo andata per l'inferno, con vista panoramica sull'orrore che è dentro ciascuno di noi.

Thriller psicologico? Ma quando mai!
Dopo tredici anni di stallo Smith torna con uno scadentissimo horror - perché è di questo che si tratta - che non fa manco paura, anzi, mentre lo leggi ti addormenti.
Nelle prime 40 pagine sei ragazzi con lo spirito da impavidi Indiana Jones finiscono oltre il confine di un villaggio maya in cerca del fratello di uno di loro, ma non sanno che “qualcosa” li sta già aspettando.
Nelle successive 400 gli stessi si ritrovano ad interagire con delle liane parlanti (!), a fare i piccoli chirurghi quando non sanno nemmeno dov’è la carotide, a ricordare tragiche morti di parenti o amici (tanto per stare allegri, vista la situazione…) e a sperare nell’arrivo dei soccorsi.
Fine. Non succede altro.
Sarà poi colpa della traduzione italiana, ma quella sorta di interminabili flussi di coscienza e i dialoghi tra i personaggi risultano essere banali e inutilizzabili per dare suspance e paura al lettore; evidentemente Smith stava già pensando ad un bel filmetto alla “Cabin fever”, e infatti Spielberg ha già acquistato i diritti per un film che uscirà nel 2008.
Quando si dicono le coincidenze…

 

n. c.

 

P.s.: ora ho capito a cosa si riferisce Stephen King quando in quarta di copertina scrive “Rovine è un unico, lungo grido d’orrore. Il vostro”: non certo alla paura che suscita il racconto, ma a quando ti accorgi che i 18.50 € del prezzo di copertina li hai buttati letteralmente al vento (per non dire nel cesso).


“Rovine”
Scott Smith
Rizzoli, 18.50 €




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letteratura
1 maggio 2007
"Canne al vento" di Grazia Deledda

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In un piccolo paese che sorge a ponente della terra Sarda, tre sorelle, appartenenti alla ristretta nobiltà dei possidenti terrieri, vedono la loro vita sconvolta dall’arrivo del loro unico nipote, figlio della sorella più giovane scappata di casa molti anni prima.

Vita tetra, legata alle credenze popolari, alle superstizioni pagane, agli scongiuri e, per contro, alla religione e alla certezza di un destino ineluttabile e già scritto alla nascita.
Nel romanzo si dipanano episodi insignificanti di tante scialbe esistenze, continuamente esaminate da un narratore onnisciente che rende così il racconto un’unica e lunga introspezione psicologica; in fin dei conti “Canne al vento” non narra una storia singolare, ma lo spaccato di qualche anno di vita di un gruppo di persone misere, riconducendo tutto come logico al verismo popolare ottocentesco e alle parabole cristiane.
Come ne “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta ogni personaggio è disilluso, sconfitto già in partenza con l’unico pensiero fisso alla morte che presto lo porterà via; la fede in Cristo infatti non viene vista come mezzo per trovare la serenità, ma come strumento per espiare le proprie colpe completamente succubi e timorati di Dio. Nonostante ci sia qualcuno che tenta di rimediare alle disgrazie altrui tentando di rompere quella sorta di incanto funereo che attanaglia, prime fra tutti, le sorelle protagoniste, al compimento del “miracolo” (ma sarà poi veramente un lieto fine?) non ci sarà - come plausibilmente sperato - gioia ed esaltazione divina, ma solo la morte e l’assurgere al cielo del disgraziato a ‘mo di martire, e una tristezza desolante che attanaglia definitivamente il lettore.
Proprio come per “Il giorno del giudizio”, non capisco quale attrattiva morale ci sia in storie come queste, davvero troppo avvilenti; posso dire almeno di aver colmato una grossa lacuna in campo letterario italiano.
Ma non mi è piaciuta.

 

n. c.

 

“Canne al vento”
Grazia Deledda
Acquarelli, Giunti, 5 €




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letteratura
29 aprile 2007
"Il diario intimo di Sally Mara" di Raymond Queneau

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Nel 1934 Sally Mara, è una diciottenne irlandese che tiene un diario in francese - in omaggio al suo professore madrelingua tornato in Francia. Con un candore un po’ sospetto e con effetti comici insuperabili, descrive l’ambiente in cui vive e le sue prime esperienze sessuali teorico-pratiche, presentandoci come normali le situazioni più grottesche e scabrose.

La maggior parte dei lettori che si avvicinano saltuariamente ad un libro, pensa che per far ridere il suddetto debba essere targato “Zelig” o simili; tuttavia potrebbe giovare di letture che da tempo appartengono al novero dei libri, comici sì, ma con intelligenza.
“Il diario intimo di Sally Mara” è uno di questi.
Pubblicato per la prima volta nel 1950 è ancora oggi un esempio di come si possa giocare con il linguaggio manipolandolo in modo da creare giochi di parole, doppi sensi, ecc… esperimenti linguistici che derivano dal laboratorio Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle), di cui Queneau è stato uno dei membri fondatori, e che aveva lo scopo di scovare tutte le potenzialità dei vocaboli e del lessico.
Questo piccolo romanzo è caratterizzato infatti da questi giochi linguistici, resi ancora più marcati dalla difficoltà di Sally di destreggiarsi liberamente tra i termini francesi; le conseguenze comiche e surreali che scaturiscono dagli strafalcioni di Sally sono il centro dell’intero racconto, oltre ai personaggi che le ruotano attorno, così sopra le righe da essere irreali: un fratello ubriacone, una sorella minore più disinibita ed esperta della maggiore Sally, la domestica, gli amici, gli insegnati.
La stessa protagonista non è da meno, con la sua ingenuità talmente bambinesca che contrasta con la sua figura di adolescente prossima alla maturità definitiva.
Capita così di leggere nel suo diario considerazioni come la seguente - che forse è poi quella citata più spesso ad esempio della comicità del libro:

“3 agosto
Osservato l’arnese di un asino. E’ straordinario; ma a cosa può mai servirgli? Certo, non a schiacciare le nocciole. E’ risaputo che questo animale non ha particolari capacità. Non è come il castoro che fa le dighe con la coda.”.

Ironia involontaria, spesso a carattere sessuale dato che la giovane Sally sta “diventando grande”, e ilarità generale sono gli ingredienti di questo libro. Raccontarne in maniera più approfondita la trama e i risvolti psicologici sprecherebbe l’effetto sorpresa delle avventure di questa signorina degli anni ’30, che ad un certo punto si tingono di giallo senza perdere mai quella comicità raffinata anche nelle battute che potrebbero sembrare - per i bacchettoni - davvero sboccate.
Consigliato a chi si vuole avvicinare alla letteratura di Queneau senza iniziare dal più impegnativo “Esercizi di stile”.
In fondo “Il diario intimo di Sally Mara” è a pieno diritto una costola del sopraccitato libro.
 

9/10

 

“Il diario intimo di Sally Mara”
Raymond Queneau
Universale Economica Feltrinelli, Feltrinelli, 6.50 €




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letteratura
22 aprile 2007
Film e libro a confronto: "Canone inverso"
 

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Consigliatomi da tanti, il libro di Paolo Maurensig racchiude effettivamente una bellissima storia il cui stile evoca spesso l’onirico, il fantastico, ed è strutturata attraverso frequenti e dottissimi riferimenti musicali.
Le vite dei due protagonisti maschili sono infatti strettamente legate alla musica e il tema melodico detto “canone inverso” segna e condiziona, fin dal loro primo incontro, i giovani fino a un inaspettato finale.
La storia ha il suo picco nei capitoli in cui viene raccontato l’incontro dei due nel Collegio Musicum, durissimo conservatorio austriaco per giovani eletti aspiranti musici di successo; in un ambiente militaresco e monacale - due caratteristiche che fanno a pugni ma che danno bene l’idea di come vivessero gli studenti lì quasi reclusi - Jeno e Kuno scoprono la sublime essenza della musica e la vera amicizia.
Ma il “canone inverso” che li lega è destinato a riprendere il suo corso a ritroso e la loro amicizia sarà costretta a dei bruschi cambiamenti…
Una storia così complessa e ricca di spunti psicologici non poteva che essere oggetto di una trasposizione cinematografica, tuttavia ne esce completamente martoriata e trasformata in un qualcosa solo lontanamente fedele all’originale.
La figura della pianista Sophie Hirschbaum, nel libro utilizzata solo come musa ispiratrice di Jeno così inaccessibile ed eterea, nel film acquista maggiore rilievo venendo però rappresentata come una giovane e triste fanciulla che sfoga su Jeno il suo bisogno d’amore. Niente di più falso: Sophie non entrerà mai effettivamente in scena nel romanzo, resterà sempre la trasfigurazione della perfezione per il protagonista, quel desiderio di eccellere in campo musicale che lo sprona a mettersi sempre in gioco.
Ed è proprio tutta questa parte che il film scarta a priori: vengono dimenticati i capitoli sul collegio, anima del romanzo, con le descrizioni delle lunghe ore di privazioni e rigore esasperante, e pur avendo quella marcia in più che è il “sonoro”, il film inserisce la musica in maniera automatica, senza trasporto (anche la mimica burattinesca degli attori che fingono di suonare non aiuta certo…); Maurensig invece con carta e penna è riuscito a evocare perfettamente quelle sensazioni altissime che si provano nel suonare o solamente nell’ascoltare musica.
A sopperire a queste mancanze si è deciso di introdurre di sana pianta nel film l’ultima parte, che ha lo scopo di allungare la brodaglia con argomento principale la salita al potere del nazismo con le leggi razziali. Elemento marginale nel libro, nel film invece serve a saltare a piè pari o semplificare, per certi versi, quel complesso e notevole incastro di trame e sottotrame, che in un gioco di rimandi e di analisi della psiche umana, costituiscono il vero finale del libro e l’essenza dell’intero racconto.
Scelta sbagliatissima, questa, perché riduce la trama originale a una storiella strappalacrime senza più l’elemento misterioso e metafisico.
Sulle capacità registiche di Ricky Tognazzi e quelle recitative degli attori e doppiatori c’è da dire qualcosa? Direi di no, parlano orribilmente da sole.

 

libro: 8½/10

 

film: 4/10

“Canone inverso”
Paolo Maurensig
Oscar Bestsellers, Mondadori, 8.40 €

“Canone inverso - Making love” di Ricky Tognazzi (1999)

 




permalink | inviato da il 22/4/2007 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
letteratura
16 aprile 2007
Io e Carlo Cassola



permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 19:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
letteratura
16 aprile 2007
"Poema a fumetti" di Dino Buzzati

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Riproponendo l’antico mito di Orfeo ed Euridice, Buzzati evoca un immaginoso inferno contemporaneo. Orfi è un moderno cantautore ed Eura la sua innamorata, una ragazza che la morte si porta via nel fiore degli anni. Orfi la vede scomparire una sera nella porticina di una villa misteriosa che sorge proprio di fronte a casa sua. Sembra un’ombra, non una giovane teenager e, infatti, non è lei viva, ma la sua anima. E la porticina è lo sbocco in superficie dell’inferno, un moderno Ade che ha il suo terminale terrestre in via Saterna, la via di Orfi, in una immaginaria via del centro di una per altro realissima Milano…

Letteratura e fumetto si fondono in un questo riuscitissimo romanzo sottovalutato dai più e rivendicato dallo stesso Buzzati come esempio della sua attività di pittore.
Composto da poco più di duecento pagine, ognuna delle quali costituisce una tavola del racconto, potrà certo non piacere per il suo stile di disegno, tuttavia trovo che il suo punto di forza stia proprio nella sua semplicità, nella sua - a volte - imperfezione; componenti, questi, che sono ormai lo stile particolare del Buzzati pittore, e che hanno la capacità di dare forma a situazioni oniriche che attingono anche a temi forti come il sadico e l’erotismo, associandoli allo stesso tempo a tematiche complesse come la morte, l’infelicità della solitudine e la crescita personale, argomenti che si usa separare fin dal principio dall’arte del disegno perché quest’ultima, si dice, impossibilitata ad essere considerata un elemento di alta cultura e incapace quindi di parlarne.
“Poema a fumetti” però, pur nelle sue mancanze stilistiche, celebra straordinariamente la vita, in un inferno immaginario dove ogni morto rimpiange con rassegnazione il soffio vitale ormai dimenticato e passa l’eterno nulla a ricercare anche le più piccole cose che fanno dell’esistenza un’esperienza unica.

9/10

 

“Poema a fumetti”
Dino Buzzati
Oscar scrittori moderni, Mondadori, 10.40 €




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letteratura
2 aprile 2007
Libri e libracci

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Nell’Irlanda di fine Ottocento, alle violente tensioni sociali e politiche che preannunciano la lotta per l’indipendenza dal Regno Unito fa eco l’affiorare di una nuova sensibilità tra le donne, insoddisfatte della condizione femminile e consapevoli di nuove possibilità. A Belfast, tre sorelle appartenenti a una famiglia che vive all’ombra dell’agiatezza di un tempo e due giovani costrette fin da bambine al duro lavoro nelle filande condividono la medesima aspirazione: una vita più ricca e pina, che la conquista di una nuova libertà nei sentimenti e negli orizzonti potrà rendere diversa da quella toccata alle loro madri.
Un romanzo vibrante e commovente che attraversa trent’anni cruciali nella storia d’Irlanda e cinque vite che ne incarnano le contraddizioni, le sofferenze e le speranze.

Spacciato per un romanzo storico in cui si può anche assistere ai primi fervori femministi (o almeno era quello che avevo capito da quel “fa eco l’affiorare di una nuova sensibilità tra le donne, insoddisfatte della condizione femminile”), la narrazione si trascina pallosamente da una storia all’altra, seguendo alternativamente le vicende dei due gruppi di sorelle, diventando – questo è vero – estremamente interessante nel descrivere le precarie condizioni di lavoro delle due operaie, ma insopportabile e scialba nel raccontare le sfortune economiche del bello ed educato trio di fanciulle borghesi.
Questa parte di narrazione diventa infatti un surrogato aulico dei libri rosa, con la sorella maggiore costretta in sposa a un uomo piuttosto vecchiotto che però (guarda caso) la tratta come una principessa (sbadiglio…), con la secondogenita che si innamora di un bello e tenebroso francese e che le sussurra le fatidiche parole “Vi ho amata fin dal primo giorno che vi ho vista in giardino” (procedo verso il torpore…) e la sorella più giovane che si innamora di un’altra donna e che ce lo svela nell’ultima riga del romanzo facendo leva su un colpo di scena inutile perché prevedibile fin dall’inizio (ora sono completamente in letargo).
Degli scontri per l’indipendenza dal Regno Unito vi è un brevissimo accenno all’inizio del romanzo, e da come è stato scritto sembra proprio che l’autrice avesse poca dimestichezza con l’argomento – a volte sembrano più le sommosse degli hooligans al termine di un partita di calcio, che quelle di indipendentisti inferociti – e a nulla serve la corposa bibliografia posta alla fine del libro a testimoniare l’impegnativo lavoro di ricerca storica che, viste come stanno le cose, non c’è stato.
E il femminismo? Scordatevelo pure.
Il romanzo è un inno alla vita della donna di casa che se ne deve stare solo zitta.
Altro che “vita diversa”.

 

4/10

 

“Una vita diversa”
Catherine Dunne
Superpocket, RL Libri, 4.60 €

 

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“Questa è la storia dei cinque anni (1935-1940) che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i cari amici a dividere i capitoli con loro”: così Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amai che siano apparsi in Inghilterra negli ultimi trent’anni [ormai ne sono passati cinquanta! n. d. Valeria]. ma il lettore avrà il piacere di scoprirvi anche qualcos’altro: la storia di un paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin alle prime pagine contagiato.

Un libro spassoso e allo stesso tempo interessante: intercalati agli episodi sulla vita della famiglia Durrell, alcuni poetici altri esilaranti fino alle lacrime, vi si trovano infatti numerose descrizioni di fauna e flora inseriti nel racconto con semplicità e mai in maniera didascalica.
E’ un romanzo destinato principalmente ai giovani, spesso dagli insegnanti è considerato dal punto di vista didattico, ma i lettori adulti potranno cogliervi una sottile ironia e uno stile di scrittura tutt’altro che infantile e “facile”.
Tanti sono i personaggi che ruotano attorno al protagonista, ed è proprio lui a dare di ciascuno un quadro molto esaustivo sempre con l’usuale vivacità.
Inevitabile però che ad un punto di vista più maturo saltino all’occhio diverse incongruenze e stupidaggini a livello narrativo nelle parti puramente autobiografiche (come cambiare casa, scegliendone appositamente una minuscola, solo per evitare la visita della noiosa zia, comportamento insensato a mio parere).
Ma in fondo è (anche) un libro d’intrattenimento, e come romanzo di formazione – i cinque anni passati a Corfù coincidono infatti con la maturazione psicologica e spirituale del giovane protagonista – verrà letto da giovani che non staranno a badare certo a puntigliosità simili.

 

7½/10

 

“La mia famiglia e altri animali”
Gerald Durrell
Gli Adelphi, Adelphi, 8.50 €

 

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Il diario di Ernesto Che Guevara – da lui stesso rielaborato in forma narrativa grazie agli appunti di viaggio – è il resoconto dettagliato di migliaia di chilometri, dall’Argentina al Venezuela, del viaggio in moto compiuto con il suo amico e compagno di studi Alberto Granado. Avventure ed emozioni inframmezzate da infinite riflessioni su mille aspetti dell’America, la miseria degli indios, l’emozioni di vedere l’oceano… e dei suoi ventitré anni, con la voglia di organizzare uno scherzo, innamorarsi e corteggiare le ragazze, mentre la moto perde pezzi per strada, provocando cadute tragicomiche.
Introduce e chiude il volume, il padre del Che, Ernesto Guevara Lynch, un relatore d’eccezione: le umanissime considerazioni di un genitore che assiste alla partenza del figlio, il 29 dicembre 1951, e la gioia nel riabbracciarlo al ritorno, il 26 luglio 1952.

Non è il diario del Che, ma di “un” ragazzo come tanti che allontanandosi dalla famiglia per quasi un anno di peregrinazioni racconta lo svolgersi del viaggio con ironia e spensieratezza, mutando però il semplice e divertito contenuto nel corso della narrazione facendolo diventare, da diario “personale”, uno scritto ricco di considerazioni che già fanno presagire l’uomo carismatico che diventerà solo in un secondo tempo.
La seconda parte del racconto però perde di fluidità in alcune parti, troppo simili a quelle di un reportage giornalistico che a quelle di appunti di un giovane con sete di conoscenza; sono brani eccessivamente ingabbiati nella forma, mai seguita prima, e che frenano la spontaneità iniziale.
Resta comunque un ottimo libricino (128 pagine appena) che dà un affresco di quello che era il disastrato sud dell’America più di mezzo secolo fa, e di com’era il Che prima di diventare un eroe del popolo.

Lo stesso viaggio è stato trasposto al cinema ne “I diari della motocicletta” di Walter Salles, e visto dall’altra parte, quella di Alberto Granado, nel volume “Un gitano sedentario”.

 

8/10

 

“Latinoamericana”
Ernesto Che Guevara
Universale Economica Feltrinelli, Feltrinelli, 5 € 

 




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letteratura
13 marzo 2007
"Sonata a Kreutzer" di Lev N. Tolstoj

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Opera della piena maturità, tutta pervasa dal fluire delle passioni, “Sonata a Kreutzer” – che deriva il suo titolo dall’omonima sonata per violino e pianoforte di Beethoven, sulle note della quale ha origine la relazione “proibita” – descrive il tragico degenerare di un rapporto amoroso, dalla passione iniziale all’indifferenza, fino alla gelosia, all’odio, al delitto.

Non mi piace la letteratura russa, non riesco a entrare nelle storie raccontate nelle sue pagine, troppo introspettive e prolisse nella loro analisi; ma questo lungo racconto di Tolstoj finalmente rappresenta l’eccezione.
Vi ho trovato tanto dei miei pensieri sul rapporto tra uomo e donna, qualora sia segnato da amore-odio, e come questo possa agire sul matrimonio (indipendentemente dalla denuncia sociale che fa da contorno a questo romanzo).

Pozdnyšev, il protagonista, durante un viaggio in treno, demolisce i luoghi comuni sull’amore coniugale – basato solo sulla sensualità - e rivendica la vera natura della donna – creatura tutt’altro che sottomessa - di fronte a dei compagni di viaggio inorriditi da siffatte considerazioni antimorali.
Questo preambolo serve a Pozdnyšev per analizzare in modo lucido gli ultimi rivolgimenti della sua vita, causati proprio dell’amore ambiguo per la moglie e dalle azioni di quest’ultima indotte dal puro desiderio sessuale.
L’intero racconto di Pozdnyšev è costituito da continui dualismi, dal dibattersi tra sentimenti etici e impuri; fino all’ultimo rimugina sui suoi atti ma, cosa che ho constatato anche in altri romanzi russi, quando decide di agire, lasciando da parte gli arrovellamenti cerebrali, lo fa abbandonandosi totalmente alle emozioni più impreviste e primordiali, provocando così conseguenze disastrose e forse troppo eccessive per un adulterio tramato alle spalle di un matrimonio in cui non c’era e non c’è mai stato amore, ma solo attrazione carnale e odio reciproco: macchia col sangue, in maniera plateale, il finale del libro in uno scoppio di rabbia feroce magistralmente descritto.
Ma non è forse l’atteggiamento consono per un uomo tradito? Non si conforma egli stesso alla massa dei beneficiari del “delitto d’onore”? Lui, che si era prodigato sin dalle prime pagine ad aprire gli occhi ai suoi ascoltatori sulla falsa moralità dell’epoca…
Così si divide fino all’ultimo tra finta onestà e realtà – quella offuscata dal perbenismo – e si preoccupa, mentre arriva la polizia, di infilarsi almeno le pantofole sui piedi scalzi, perché “è ridicolo andare senza scarpe”.
L’apparenza, la forma impeccabile è quella che conta, e Pozdnyšev chiede scusa per essersi spinto oltre e l’ultima parola che pronuncia, anche a noi lettori e non solo per l'unico ascoltatore rimasto in sua compagnia, è “perdonatemi”.

“Sonata a Kreutzer”
Lev N. Tolstoj
Universale economica – I classici, Feltrinelli, 6 €




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Sul comodino:

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"In nome dei miei" di Martin Gray

Ho letto nel 2007:

Molto prima dell’amore - A. Mancinelli
Germinal - É. Zola
La banda degli angeli - R. Penn Warren
Le particelle elementari - M. Houellebecq
Pel di carota - J. Renard
La città della gioia - D. Lapierre
Sonata a Kreutzer - L. N. Tolstoj
Le avventure di Arthur Gordon Pym - E. A. Poe
Diane Arbus - vita e morte di un genio della fotografia - P. Bosworth
La donna dello scandalo - Z. Heller
La mia famiglia e ealtri animali - G. Durrell
Racconti e romanzi - La visita - C. Cassola
Una vita diversa - C. Dunne
Poema a fumetti - D. Buzzati
Racconti e romanzi - Le amiche - C. Cassola
Latinoamericana - E. Che Guevara
Canone inverso - P. Maurensig
Arancia meccanica - A. Burgess
Canne al vento - G. Deledda
Il diario intimo di Sally Mara - R. Queneau
Rovine - S. Smith
Adelmo, torna da me - T. Ciabatti
Anna Karénina - L. N. Tolstoj
Bel-Ami - G. de Maupassant
Esercizi di stile - R. Queneau
I love shopping - Sophie Kinsella

Ho visto nel 2007: 

Un’ottima annata - R. Scott
Gli anni in tasca - F. Truffaut
L’uomo che amava le donne - F. Truffaut
Apocalypto - M. Gibson
Azur e Asmar - M. Ocelot
Kirikú e la strega Karabà - M. Ocelot
La cena per farli conoscere - P. Avati
Le particelle elementari - O. Roehler
Baci rubati - F. Truffaut
La fiammiferaia - A. Kaurismäki
Saturno contro - F. Ozpetek
Borat - L. Charles
Il giardino delle vergini suicide - S. Coppola
Notte prima degli esami - F. Brizzi
The libertine - L. Dunmore
Ho voglia di te - L. Prieto
300 - Z. Snyder
Thumbsucker: il succhiapollice - M. Mills
False verità - A. Egoyan
Nuovomondo - E. Crialese
The illusionist - N. Burger
Tutte le donne della mia vita - S. Izzo
Mio fratello è figlio unico - D. Luchetti
Canone inverso - making love - R. Tognazzi
Sunshine - D. Boyle
Pretty baby - L. Malle
A mia sorella! - C. Breillat
La vie en rose - O. Dahan
L’estate del mio primo bacio - C. Virzì
Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo - G. Verbinski